il futuro del 4/3 (intervista al direttore, tratta da AK.com)

AK.COM e’ onorato di avere un ospite importante come Nico Canoldi, giornalista della fotografia che conta.

Dott. Canoldi buongiorno,

In questa intervista la chiamerò Nico.
Direttore di una rivista che va controccorente in un’era in cui andare controcorrente costa molto, soprattutto nel settore fotografico. Perché?

Fotografia Seria non va controcorrente. Controcorrente è quello che la gente non chiede, che non desidera, invece nel campo fotografico tutti sanno che a contare non sono i micro sistemi, ma gli strumenti professionali che anche in mano ad un amatore riescono a produrre soddisfazione. Ci definiscono controcorrente perché mettiamo in primo piano l’innovazione che conta, quella delle grandi case che, fra l’altro, si fanno carico di investire grosse risorse e i migliori professionsiti anche per migliorare in base alla loro esperienza le idee acerbe che vengono confusamente lanciate da altri.

Parliamo di ciò che interessa di più ai lettori, se non sbaglio nel prossimo numero di “fotografia seria” ve ne siete occupati. Scegliere un sistema fotografico oggi è di primaria importanza nella vita di un fotografo professionista o di un foto amatore. È proprio così?

Certo, ed è indispensabile per chiunque voglia avere a che fare con la fotografia, avere a disposizione uno strumento professionale.
È forse un caso il fatto che le due case citate in copertina (Canon e Nikon, ndr) abbiano un’unica linea produttiva che comprende solo strumenti pensati per il professionista? È questo che il mercato chiede, non settori ad hoc per l’amatore o per il “foto entusiasta”, che rischiano di portare al fallimento piccole aziende come Olympus, trascinate in basso dai deludenti risultati in termini di vendite del poco fortunato sistema quattroterzi.

Quattro terzi, micro quattroterzi …. cosa sono in fondo queste realta’ della fotografia post moderna? Trovate commerciali di una vena giapponese ormai esaurita da anni oppure in futuro vedremo veramente questi sistemi come i primi mattoni della vera rivoluzione fotografica digitale?

Ho sempre visto di buon occhio il nuovo sistema già dalla sua introduzione da parte di Olympus e Sanyo, ormai quasi 15 anni fa. Ma queste piccole aziende non sono portate per le rivoluzioni, se così fosse oggi avremmo già tutti una 4/3, e invece è passato troppo tempo senza che il sistema sia riuscito a sfondare. Io l’ho sempre visto come un’ottima scelta per il fotografo naturalista dalle mani piccole (un amatore), ma forse l’impossibilità di costruire grandangoli (limitazione derivata dalla struttura dello standard) ha pesato troppo, e anche quei pochi (per lo più affezionati al marchio) che ci avevano creduto, adesso stanno pian piano cambiando idea. E dire che Canon e Nikon hanno dato una mano al quattro terzi, lasciandosi convincere a sviluppare in modo serio soluzioni tecniche fra le più bizzarre come la pulizia del sensore e il live view, che ora sono grazie a loro i nuovi elementi irrinunciabili in uno strumento professionale.
Il 4/3 non ha saputo approfittarne, continuando a produrre sistemi nascono solo per intrattenere invece che per lavorare, e che sono fuori dalla concorrenza perché lì vi si pongono per natura.
Le lenti Canon per esempio, sono studiate da decenni solo per Canon, dalla casa che produce la MarkIII e che ha sicuramente potuto usufruire di peculiarità e soluzioni software ed hardware intrinseche con la macchina su cui vengono montate. Come si può pensare invece che delle lenti standard 4/3, nate l’altro ieri per essere montate da qualsiasi corpo macchina Olympus, Sanyo, Fuji e un domani (chissà) anche Yashica, possano raggiungere un risultato professionale ed in così poco tempo?
Ci sarebbe da scrivere sui limiti di questo sistema per colonne e colonne, ma perché annoiare il lettore quando sulla nostra rivista può trovare pagine di test comparativi fra i più sofisticati che riguardano strumenti professionali?
L’importante (ed è quello che cerchiamo di fare) è mettere in guardia il futuro acquirente sui rischi di una sua eventuale scelta infelice, oppure dargli una via d’uscita prima che cominci a spendere un capitale.
Micro quattroterzi? Fra gli addetti ai lavori gira voce che verranno messe a disposizione nei negozi delle versioni preliminari del nuovo sistema, utilizzabili gratuitamente in modo da cercare di accalappiare più gente possibile.

Tuttavia in internet si legge parecchio su questo standard, esistono comunità dedicate al sistema 4/3 in tutto il mondo. Il portale italiano sul 4/3, qtp.it, definito dall’importatore stesso un catalizzatore di “entusiasti di questo sistema” in effetti registra connessioni che vanno aldila’ del tipico fenomeno di nicchia. Perché?

Tutti sono entusiasti del proprio sistema. Anche io, dopo aver acquistato una Fiat Duna nel 1987, mi sono iscritto al club che organizzava ogni anno il classico “Dunaraduno” fino al 1991, quando l’ho rottamata. Però non ci sono mai andato.
È appurato che ci si iscrive in questi forum solo per curiosità, e il 90% degli iscritti neanche legge quello che gli altri scrivono. E sbagliano! Infatti a guardar bene la quasi totalità delle discussioni tecniche di QPT (il cuore del forum) sono portate avanti grazie alla disponibilità di fotografi professionisti Canon e Nikon, che hanno esperienza da vendere e sono in grado di dare buoni consigli per risolvere tutti problemi di chi non ha un forte sistema alle spalle.

Ha senso parlare di minimalismo in questi tempi?

Ha senso per chi non ha davanti la prospettiva di strumenti professionali, come succede con il 4/3. Il GMT (o come diavolo si chiama…) è nato proprio sul forum qtp.com a causa di questa frustrazione: l’unione di nostalgici un po’ fanatici e feticisti dell’archeologia fotografica digitale come reazione alla castrazione tecnologica derivata dalle dimensioni striminzite del sensore. È pur vero che qualcuno fra i fondatori si è già ricreduto, abbandonando il sistema per utilizzare le sue discrete Zuiko OM su una 5D, ma si sa che ad est (l’utente in questione lavora ad Islamabad) è più forte l’influenza della tecnologia giapponese che conta.

Ci può prospettare uno scenario futuro delle reflex digitali?

Il futuro, ormai vicino, che le grandi case hanno in mente è una implementazione dello specchio (forse un doppio specchio) (* REALIZZATO 10/04/2012) che permetterà di ottenere un’immagine stereoscopica con doppia ottica e live view sul full-frame. Il live view servirà per rivedere subito lo scatto e ritoccarlo direttamente sul display touch screen.
Le reflex economiche spariranno. (* REALIZZATO 04/04/2012)
Inoltre esistono imprenditori di grosse aziende nel campo dell’elettronica e dell’informatica, ingegneri neolaureati e sponsor che lavorano già da un anno al progetto tutto italiano del FUC (Fotogramma Universale Cosmico), che permetterà di montare sensori digitali sulle macchine analogiche, per i nostalgici. Di più non posso dire ma posso giurare che presto il progetto sarà realtà. Vedrete.

La domanda fatidica, la pellicola è morta?

Partiamo dal presupposto che uso la pellicola praticamente da quando è uscita, e da allora non è mai morta. Certo, se dovessero smettere di produrla, tanti appassionati lettori di Fotografia Seria rimarrebbero delusi per non poter più assaporare quel sapore antico di andare dal fotografo per farsi montare un rullino sulla vecchia analogica del nonno, ma le grandi case non staranno a guardare e la rimpiazzeranno brillantemente (magari con l’italianissimo “FUC”).
Dopotutto, è così palese che ogni fotografo migliora di pari passo con la tecnologia implementata nello strumento che utilizza, che questa prospettiva non mi spaventa.

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