il direttore

Nico Canoldi, classe 1936, nasce da genitori fotografi. Il padre usava la macchina fotografica, e anche sua madre ne possedeva una. A 4 anni aveva già una camera stenopeica, a 7 ha costruito il suo primo banco ottico. Fotografo di guerra, i suoi strazianti reportage hanno commosso l’assemblea costituente e spronato alla ricostruzione. Stanco di giocare ha fondato nel ’48 un circolo di promozione e divulgazione di strumenti fotografici, grazie al quale è venuto in contatto con Giorgio Lotti (al quale ha insegnato tecniche avanzate di ripresa con una Kodak Retinette IIB) e con Gianni Berengo Gardin nel ’52. Sono stati incontri che hanno forgiato i grandi maestri italiani della fotografia, e proprio da questi nasce l’idea di una organo di diffusione di una cultura fotografica seria e concreta. Idea che diventa realtà a metà degli anni sessanta, ben prima del boom di riviste fotografiche che avrebbero deviato su binari superficiali un lungo percorso costruito con fatica verso la perfezione qualitativa.

Cinico e pungente verso chi fa della fotografia un gioco, è anche attento alle nuove tecnologie che portano a un perfezionamento della tecnica in senso professionale.

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